Sguardo alla luna


1998 
1° Simposio Internazionale di Scultura su pietre del FVG 

Pietra piasentina 

Itinerari nel Rojale

Sguardo alla luna

Guardare la Luna è uno dei gesti più antichi dell’umanità, precedente alla parola, alla scrittura, alla storia. È il gesto di chi cerca un senso fuori da sé, ma anche di chi si riconosce parte di un ritmo più grande.

In quest'opera, la semplificazione delle forme annulla l’ego, l’identità personale, per lasciare spazio a qualcosa di più universale: l’essere umano che contempla. Gli occhi non sono definiti, sembrano farsi attraversare dalla luce, in modo da essere ricettivi. Non è lo sguardo razionale del giorno, ma quello notturno, intuitivo, lunare.

La Luna rimanda al tempo ciclico (nascita, crescita, declino, ritorno), al principio femminile, all’inconscio, al sogno, a ciò che non illumina di luce propria, ma riflette.
Guardare la Luna significa riconoscere che non siamo fonte, ma riflesso, che la nostra identità non è fissa, ma mutevole. 
La scultura sembra fermare l’istante in cui l’essere umano accetta questa verità.

La pietra piasentina introduce un contrasto potente, perché se la Luna è mutamento continuo, la pietra è permanenza. L’artista vuole forse dirci che il desiderio umano di senso, di contatto con il mistero, non cambia mai, anche se cambiano epoche, culture, nomi.

L’opera sembra una figura colta durante un rito silenzioso. Non c’è dramma, non c’è tensione: solo una calma assoluta, quasi sacrale.
È il momento in cui l’uomo smette di parlare e ascolta il cielo.
È una scultura che diviene specchio: più che dirti qualcosa, ti chiede che tipo di sguardo stai usando tu.

— Piera Sgiarovello


Il titolo di questa pietra sbozzata con vigorosa e al tempo stesso delicata semplificazione ci riporta al senso magico delle antiche sculture tolteche di Tula, in Messico. 
In quest'opera la Collini dimostra di possedere interessanti capacità di sintesi della forma intesa come presenza monolitica monumentale. 
Il volto della donna è totalmente esposto alla luce, per cui lo sguardo ci appare come invaso e liquefatto.
Opera suggestiva che fa pensare ad una metamorfosi in atto nel mitico legame tra femminilità, cicli lunari e fecondità della terra.

— Commissione artistica: Dora Bassi, Giacarlo Pauletto, Marco Marra, Ugo Carà

Maria Grazia Collini

Maria Grazia Collini è nata a Vergnacco (UD) ed ha iniziato la sua formazione artistica frequentando il triennio alla scuola d’arte Giovanni da Udine.  Ha successivamente seguito alcuni corsi di disegno e seminari sulla figura. Tra il ’90 e il ’91 frequenta lo studio del maestro friulano Luciano Ceschia. 

Nell’1983 partecipa alla fondazione del Circolo Culturale “Il Faro” di Vergnacco e dal 1998 collabora alla realizzazione del Simposio Internazionale di Scultura su Pietre FVG. 

Dall’88 espone le sue opere in mostre personali e collettive e partecipa a numerosi concorsi ottenendo significativi premi e riconoscimenti.

Nei primi anni ’90 è invitata ad esporre in Svizzera ed in Austria. Nel 1995 partecipa al suo primo Simposio Internazionale di scultura su pietra in Sardegna cui seguiranno diversi altri in Italia e all’estero.

Sue opere, anche monumentali, sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia, Francia, Austria, Svizzera, Germania, Corea del Sud (Ichon), Regno Unito(Caerleon), India(Gwalior e Baroda), Cina (Shenzhen e Tonghe), Messico (Tultepec), Padide-Mashhad (Iran), Ajia Napa (Cipro), Abu Dhabi (UA Emirates), Doha (Qatar), Assillah (Marocco), Bucarest (Romania).